
Cari colleghi,
In questa importante occasione di riflessione tra noi, sulla nostra essenziale funzione di interesse pubblico come mediatori di giustizia, che dobbiamo svolgere con competenza e con l’organizzazione di adeguati mezzi e strumenti, devo – in qualità di responsabile della tecnologia dell’innovazione di AL e del dipartimento di diritto dell’informazione e dell’informatica – invitarvi a prendere coscienza del grande cambiamento apportato dalle nuove tecnologie sulla nostra vita quotidiana e non solo sulla nostra professione.
Assistenza Legale ha segnato la strada, fin dai suoi primi anni di attività, dal cambiamento nel modo di gestire la nostra professione, superando modelli obsoleti, anche di tipo associativo, che si sono rivelati non più efficienti nell’odierna civiltà digitale, caratterizzata dalla connessione e collaborazione a distanza tra noi. Abbiamo compreso, prima di altri che poi ci hanno seguito, che una comunicazione equa è la leva strategica per la promozione dei nostri servizi legali ora offerti in un modo più smart, più efficiente. Pertanto, dobbiamo considerare anche il miglioramento delle abitudini dei cittadini come nostro compito, ancor prima che si rivolgano a noi come clienti, attraverso l’informazione, l’educazione e la consapevolezza delle nuove possibilità offerte dal digitale. E possiamo farlo sia con scritti, anche tramite i social media, sia organizzando seminari nelle università o anche webinar.
In breve, siamo entrati, all’alba del terzo millennio, nella nuova era della civiltà digitale. La sfida che dobbiamo raccogliere è vivere il cambiamento senza essere travolti dai nuovi modelli di vita, lavoro e socialità che ci vengono imposti, senza lasciarci indebolire nei nostri diritti costituzionali così duramente conquistati dai nostri antenati. Soprattutto in questo attuale scenario di crisi generalizzata, per cittadini e imprese, aggravato dalla contingenza pandemica, si è compreso quanto sia importante una
Il processo telematico è ormai alle porte. La consulenza legale, fiscale e giuslavoristica sarà necessaria per l’analisi dei processi decisionali, per la redazione di accordi aziendali e individuali, per la scelta delle piattaforme digitali più efficienti e innovative.
Importanti conquiste dell’Intelligenza Artificiale porteranno la nostra civiltà a livelli senza precedenti: la blockchain nelle sue applicazioni non monetarie insieme alla telematica, gli smart contract, permetteranno una rivoluzione nel diritto e nell’amministrazione della giustizia stessa, come previsto dal progetto OpenLaw.
I nuovi modelli di organizzazione della produzione basati su automazione e interconnettività inaugurano una nuova era nel modo di vivere e lavorare. Di questa rivoluzione tecnologica, di questa quarta rivoluzione industriale, basata su sharing e disintermediazione, sulla sicurezza e trasparenza delle transazioni grazie alla DLT Distributed Ledger Technology, siamo tutti spettatori, ma dobbiamo anche esserne consapevolmente partecipi.
Oggi, la maggior parte degli avvocati ha ancora poca conoscenza dell’uso delle nuove tecnologie, incontrando difficoltà strategiche nell’organizzazione dello studio legale. La giurimetria, o informatica applicata al diritto, ha intanto fatto passi da gigante, muovendosi verso la
Arriviamo quindi a un’IA dinamica e creativa, che fornisce risposte efficienti anche in condizioni di cambiamento, come accade con le clausole contrattuali dei contratti standard da adattare a casi mutevoli e concreti. La necessaria supervisione dell’avvocato implica che l’avvocato conosca un minimo di logica e grammatica computazionale per tradurre le sentenze e le questioni legali nel linguaggio della macchina.
Pensiamo a quali enormi vantaggi possa portare, partendo da un database di dati ed esperienze, nell’estrarre e gestire informazioni dal testo di contratti o sentenze per analizzare e valutare, secondo le regole della statistica e dei modelli matematici, i rischi e gli esiti di una controversia come un caso già deciso. Dalla
Intendo dire che l’avvocato potrà ora dedicarsi ad attività a maggior valore aggiunto rispetto al lavoro di analisi di documenti voluminosi, ma dovrà sempre supervisionare i risultati della macchina. E questo anche in conseguenza del risultato ottenuto perché, se dovesse discostarsi dalla decisione suggerita dall’IA, dovrà motivare e spiegare alla parte assistita perché, nel caso specifico, ha intrapreso una diversa via difensiva, altrimenti venendo meno ai doveri etici di indipendenza (all’art. 9 del codice deontologico forense) e di competenza (all’art. 14) dell’avvocato.
Attualmente esistono software basati su tecnologia di machine learning, per il settore dei servizi legali che consentono l’analisi documentale e la ricerca di contenuti, lo sviluppo di modelli contrattuali, l’automazione dei processi organizzativi dello studio, capaci di analizzare, modificare e aggiornare documenti legali correggendo errori di battitura e consentendo inoltre, tramite ricerche analitiche e predittive (legal analytics), il rapido reperimento di casi giurisprudenziali rilevanti per la causa.
Infine, vorrei sottolineare che questa IA dinamica, riducendo i costi operativi dello studio legale e combinando l’offerta di un servizio (a tariffa oraria) per il cliente con un vero e proprio prodotto tecnologico, volto a risolvere un problema – fermo restando l’obbligo di mezzi e non di risultato dell’impegno del professionista -, presuppone una preparazione più ampia dell’avvocato, che deve possedere competenze digitali e informatiche idonee ad alimentare e incrementare il machine learning e a supervisionare le prestazioni del computer.
Today in Italy there are no university courses, in the faculty of law, which integrate legal skills with technical ones to make people understand the opportunities and risks of using A.I. in the legal sector. There is no training offer on this topic which is a prelude to the new figure of the
Milano, 8.10.2022
Giovanni Bonomo avvocato new media – AL Chief Innovation Officer